Intervista Spiritual Coach – Monica Quirico

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Quando la presenza ti aiuta a stabilire i tuoi confini, smetti di sopravvivere in funzione del weekend e inizi a vivere davvero ogni giorno. 

Ti è mai capitato di sentirti competente, persino efficace, eppure con la sensazione che manchi qualcosa di essenziale, come se una parte di te restasse fuori dal tuo lavoro e dalla tua vita? 

Monica Quirico racconta proprio questo: anni di esperienza come mental coach e un lungo percorso nell’orientamento, con un desiderio crescente di aiutare le persone a 360 gradi. 

Quello che ha vissuto non è stato un cambio di strada per moda, ma una ricerca di integrazione: mente, emozioni, energia, presenza. 

Dall’incontro con RebirthinLove Academy nasce un cammino che la porta a diventare Spiritual Coach e soprattutto a fare ciò che prima evitava: esporsi, parlare, mostrarsi, mettere confini senza colpa. 

La sua storia è un invito sobrio e potente.

Integrare la parte spirituale senza perdere concretezza

Monica racconta di essere una mental coach da molti anni e di occuparsi di orientamento da vent’anni. Il punto non è cambiare mestiere, ma ampliare lo sguardo. 

Non mancavano competenze o strumenti razionali, mancava una dimensione più profonda: quell’energia che permette di integrare davvero ciò che sai con ciò che sei.

In questo senso, Monica descrive un incontro che appare quasi inevitabile: la vita fa quello che deve fare e arriva ciò che serve. 

L’integrazione tra ciò che già aveva e ciò che ha acquisito nel percorso diventa un lavoro più completo, prima su di lei, poi sugli altri.

È una chiave importante anche per te che leggi: non devi buttare via il tuo passato per crescere. Puoi portarlo con te, mantenere la saggezza acquisita e sperimentarti nel nuovo.

La timidezza come soglia

All’inizio Monica non si espone quasi mai. Ascolta, percepisce, cresce nel silenzio, che è una parte del suo carattere. 

Eppure succede una cosa che molte persone riconoscono: quando superi la resistenza iniziale, ti accorgi che sotto la timidezza non c’è assenza, c’è energia compressa. Quando l’energia trova un canale, sbocci.

Monica ricorda una frase che diventa il suo punto di partenza: inizia da qualche parte. Non deve essere perfetto, ma deve essere meglio di niente. 

È un insegnamento essenziale per qualunque trasformazione. Se aspetti di avvertire preparazione insuperabile e completezza, spesso non inizi mai. 

Se inizi anche in modo piccolo, sblocchi un processo e quel processo ti cambia mentre cammini.

Il simbolo che Monica sceglie per rappresentarsi, la fenice, rende bene questo movimento: lasciare andare il vecchio, mantenere ciò che hai imparato, rinascere senza perdere la tua identità. 

Non è una rivoluzione aggressiva; è una metamorfosi naturale.

La mente si ammorbidisce e la presenza diventa possibile

La sfida personale più grande, per Monica, è sorprendente proprio perché viene da una professionista della mente: il Respiro nel Cuore

Non riusciva a bypassare la mente. È una frase importante, perché normalizza una difficoltà frequente: anche chi sa tanto può fare fatica a scendere nel corpo e nel sentire.

Quando supera questa soglia, però, cambia tutto. Monica dice che da lì l’integrazione diventa naturale. 

Questo è il punto: non si tratta di combattere la mente, ma di riportarla al suo posto. Quando la presenza si stabilizza, inizi a vedere schemi disfunzionali, a proteggere la tua energia e a lasciare andare ferite profonde trasformandole in consapevolezza. 

Questo ha un impatto concreto sulla vita quotidiana, sulle relazioni, sulla famiglia, sul lavoro.

Monica lo descrive con un esempio semplice ma potentissimo: essere così presente in un momento da non pensare ad altro, nemmeno alle incombenze domestiche. È una qualità di vita nuova, non un concetto astratto.

Presenza e confini: proteggere la tua energia

Uno dei passaggi più maturi della sua testimonianza riguarda i confini. Monica dice che spesso diamo troppo per senso di colpa o dovere, diventando contenitori. 

È un’immagine precisa: ti riempi degli altri e poi ti svuoti. Quando inizi a mettere confini per stare in presenza, senza cattiveria, alcuni non lo accettano. È normale. 

Qui emerge un aspetto spesso sottovalutato: il cambiamento interiore crea un rinnovamento relazionale.

Monica descrive due filoni. C’è chi ti guarda come se fossi una persona impazzita, perché non capisce ciò che si muove dentro. 

C’è chi si avvicina, perché riconosce la tua nuova qualità di presenza. 

Alcune relazioni si allontanano naturalmente, senza rancore. È un movimento coerente: quando smetti di tradire il tuo Sé più profondo, non puoi più sostenere dinamiche basate su colpa, dovere e compiacimento.

Questo è il cuore di una presenza con confini: non è chiusura. È chiarezza e dalla chiarezza nasce coraggio. 

Monica lo dice apertamente: non è più paura, è coraggio. Hai un’unica vita ed è giusto viverla senza colpa, dopo aver lavorato su ciò che sta dietro.

Spiritualità concreta e Akasha

Monica insiste su un punto chiave: la spiritualità concreta. Non qualcosa di astratto, non una religione, non una liturgia. 

Le capita persino che qualcuno le dica “non sapevo fossi religiosa” e lei chiarisce che non c’entra. 

Questo è importante per la comunicazione: la spiritualità di cui parla è inclusiva e trasversale, indipendente dalla fede di ciascuno. 

Spesso il modo più semplice per farlo capire non è spiegare, ma far fare esperienza.

Tra gli strumenti che Monica integra molto, oltre al Respiro nel Cuore, cita il lavoro con le guide e la connessione con l’Akasha, perché le hanno dato intuizioni diventate cambiamenti concreti. 

Nell’intervista è raccontato un episodio significativo con una persona molto terrena, inizialmente lontana da questi temi. 

Monica usa parole più concrete, come respirazione ed equilibrio energetico, e dopo la pratica quella persona racconta un sogno di gioia: il suo paese, gli amici d’infanzia, il mare. 

Il punto non è interpretare il sogno. Il punto è il segnale: anche chi sembra lontano può aprirsi, quando trova un linguaggio accessibile e un’esperienza reale.

Conclusione

La storia di Monica Quirico mostra una trasformazione che non cancella la mente, ma la integra. 

Da mental coach a guida più completa, da timidezza a esposizione, da dare troppo a proteggere la propria energia, fino a mettere confini senza colpa, perché in presenza. 

Il filo che unisce tutto è semplice: quando la presenza ti sostiene nello stabilire i tuoi confini, la tua vita smette di essere una ruota del criceto e torna ad essere abitabile, giorno per giorno. 

Quando questo accade, non hai più bisogno di convincere nessuno: diventi testimonianza.Se vuoi trasformare ciò che hai imparato in azioni concrete, scopri RebirthinLove e i suoi percorsi e strumenti qui.

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