Intervista Spiritual Coach RebirthinLove – Sara Fabbrini

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La connessione con la natura non è solo un momento di relax, ma può diventare una via profonda per tornare a te, ascoltare il corpo e ritrovare presenza.

Ti è mai capitato di camminare tra gli alberi, osservare una pianta o sentire il profumo della terra e percepire che qualcosa dentro di te si acquieta? 

La testimonianza di Sara Fabbrini, Spiritual Coach, racconta proprio questo passaggio: da una vita vissuta all’ombra del passato a una nuova esperienza del qui e ora, fatta di silenzio, gratitudine e dialogo interiore. 

Attraverso la natura, l’Akasha e gli strumenti spirituali, Sara ha riscoperto un modo più semplice e autentico di abitare il presente.

Connessione con la natura: quando il tempo si ferma

Sara racconta di vivere un periodo di grande evoluzione, ma anche di avere imparato qualcosa di prezioso: fermare il tempo. Non nel senso letterale, ma attraverso la presenza.

Prima viveva molto legata al passato, rimuginando su ciò che era stato e immaginando un futuro allineato alle stesse vibrazioni. Poi, attraverso il percorso interiore, qualcosa è cambiato. 

Ha iniziato a sperimentare il qui e ora come uno spazio reale, vivo, eterno. La connessione con la natura ha avuto un ruolo centrale in questo cambiamento.

Stare davanti a una pianta, osservare un giardino, ascoltare il silenzio di un bosco o percepire la vita intorno non sono più semplici momenti piacevoli. Diventano porte di accesso alla presenza.

La natura non corre, non forza, non pretende; ti invita a rallentare e a riconoscere che l’abbondanza è già qui, nell’istante che stai vivendo.

Dal passato alla presenza: uscire dall’ombra

Uno dei passaggi più intensi della testimonianza di Sara riguarda il rapporto con il passato. Per molto tempo si è sentita legata a memorie, disagi e ombre interiori. 

Questo influenzava anche la prospettiva sul futuro, che appariva meno luminosa, meno aperta, meno libera.

Il lavoro spirituale l’ha aiutata a creare uno spazio nuovo. Non a cancellare il passato, ma a non esserne più definita. 

Questo è un punto essenziale. La presenza non nega ciò che hai vissuto, ma ti permette di guardarlo da un luogo più ampio.

Quando il passato non domina più il tuo sguardo, puoi iniziare a percepire il presente con occhi diversi. 

L’istante non è più solo un passaggio tra ciò che è stato e ciò che sarà. Diventa il luogo in cui puoi respirare, scegliere, ascoltarti e trasformare la tua vibrazione.

La pace nasce spesso da qui: dalla possibilità di smettere di rincorrere spiegazioni e iniziare ad abitare ciò che sei adesso.

Natura e ascolto interiore

Sara descrive la natura come uno spazio in cui è più facile ascoltarsi. 

Nelle relazioni umane, a volte, le emozioni possono diventare complesse. Può emergere la paura di ferire, di essere nel fraintendimento, di creare conflitti o ulteriori complicazioni. In natura, invece, puoi essere semplicemente te.

Un albero non ti giudica. Una pianta non pretende da te una maschera. Un giardino non ti chiede di dimostrare qualcosa. La natura ti accoglie mentre sei.

Per Sara, tutto è iniziato dal prendersi cura delle piante del balcone e del giardino. Poco a poco, quella cura è diventata dialogo. 

Le piante, i vasi, i colori, le scelte spontanee hanno iniziato a parlare di lei, della sua storia, delle sue memorie e delle parti ancora da pacificare.

Persino la scelta inconsapevole di alcune piante legate alla nonna è diventata occasione per rielaborare un lutto e riportare amore a una parte rimasta sospesa.

Questo mostra quanto la connessione con la natura possa diventare specchio: non ti porta fuori da te, ma più profondamente dentro.

Corpo, cuore e Akasha: una sola realtà

Nel racconto di Sara emerge un elemento molto importante: la natura non è separata dall’Akasha. È come se il campo parlasse attraverso la terra, gli alberi, il corpo, il respiro e le sensazioni.

Sara si definisce una persona con un canale percettivo soprattutto cinestesico. Per un periodo ha sminuito questa modalità, perché non percepiva necessariamente immagini o voci interiori. Poi ha compreso che il corpo stesso era un canale di ascolto.

Questo è un passaggio prezioso per molte persone. Non tutti ricevono intuizioni nello stesso modo. 

C’è chi vede immagini, chi sente parole, chi percepisce emozioni, chi avverte segnali nel corpo, chi si sente guidato da sincronicità o da una profonda risonanza interiore.

La connessione con la natura può amplificare questo ascolto. Ti aiuta a percepire il corpo come parte della terra, il respiro come ponte, il cuore come centro e il silenzio come spazio in cui qualcosa può emergere.

La spiritualità, in questo senso, diventa concreta; non è lontana dal corpo, bensì passa attraverso di esso.

Gratitudine e sospensione del giudizio

Uno dei cambiamenti più evidenti nella vita di Sara riguarda le relazioni. Aveva paura che cambiare significasse perdere persone, rompere equilibri o allontanare affetti importanti. 

Invece ha scoperto che il cambiamento autentico può avvenire in modo graduale e armonico.

Quando inizi a essere più nella verità, alcune relazioni si trasformano, altre si allontanano, altre diventano più leggere. Non sempre serve una rottura; a volte la vita si modella in modo più delicato di quanto la mente immagini.

Sara racconta anche un nuovo rapporto con il giudizio. Non afferma di non giudicare più, ma riconosce quando il giudizio emerge e sceglie di osservarlo. Questa è una differenza fondamentale.

La sospensione del giudizio non significa vivere nella perfezione, ma accorgerti della reazione e chiederti: perché questa persona mi suscita questo? Quale emozione c’è sotto? Invidia, rabbia, paura, confronto, dolore?

Da questa domanda nasce gratitudine. Perché anche ciò che ti attiva può diventare maestro. 

Anche una reazione può mostrarti una parte che chiede ascolto. Anche una difficoltà relazionale può diventare una porta di trasformazione.

Il Dharma come sentiero vivo

Per Sara, il tema del Dharma è stato a lungo importante, quasi un’ossessione. Inizialmente lo associava a una professione, a qualcosa da definire, realizzare, cambiare, poi è arrivata una resa.

Il Dharma non sempre si manifesta come una risposta immediata. A volte è un sentiero che si rivela passo dopo passo, attraverso situazioni, persone, intuizioni, emozioni e richiami interiori.

La connessione con la natura è diventata per Sara una possibile via. Non ancora completamente definita nella forma, ma già chiara nella vibrazione: gioia, amore, libertà, ascolto, gratitudine, pace.

Questo è un insegnamento importante. Non devi sempre sapere subito come condividere ciò che hai scoperto. Puoi iniziare vivendolo, osservandolo, lasciandolo maturare. La forma arriverà con l’esperienza.

Quando sei in ascolto, la vita ti parla e il Dharma, più che un obiettivo da conquistare, diventa una direzione da riconoscere.

Conclusione

La testimonianza di Sara mostra che la connessione con la natura può diventare un cammino di presenza, ascolto e guarigione interiore. 

Non è solo stare all’aperto, ma imparare a dialogare con ciò che ti circonda e con ciò che si muove dentro di te.

Attraverso le piante, il corpo, il respiro, l’Akasha e la gratitudine, puoi ritrovare una pace più profonda. 

Una pace che non ti fa vivere nella perfezione, ma in modo più consapevole. Una pace che ti aiuta a riconoscere le reazioni, trasformare il giudizio e abitare la vita con più amore.

La natura ti ricorda che sei parte di qualcosa di più grande e, quando torni ad ascoltarla, puoi tornare ad ascoltare anche il tuo Sé più profondo.

Se vuoi trasformare ciò che hai imparato in azioni concrete, scopri RebirthinLove e i suoi percorsi e strumenti qui.

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