È autosabotaggio o amore per te?
Per gran parte della mia vita ho vissuto nel giudizio verso me stessa, perché mi ritenevo la causa dei miei mali. Il senso di colpa caratterizzava le mie giornate, logorandomi dentro.
Mi giudicavo costantemente perché ritenevo di non avere forza di volontà per raggiungere i miei obiettivi e che mi stessi “autosabotando” ripetutamente, come se volessi farmi del male.
È questo il malinteso in cui puoi cadere, finendo in preda all’ansia, alla frustrazione e alla rabbia. Tanta rabbia, soprattutto nei tuoi confronti.
Inizi a vivere nella delusione, con addosso un senso di fallimento che schiaccia, che toglie lucidità e non fa vedere alternative.
Quando questo senso di colpa e questa rabbia diventano insopportabili, vengono spostati all’esterno, nel tentativo di alleggerire un po’ il peso.
L’esterno sono gli altri, gli eventi, la vita stessa e “dio”, qualunque sia il tuo credo o non credo.
Un dio inteso come la rappresentazione di un padre buono, che ti aspetti dovrebbe aiutarti, sostenerti, proteggerti e… salvarti, anche da te. Invece tu percepisci un padre cattivo, che ti giudica e ti punisce.
Senti che anche quel dio ti ha abbandonato e che la vita ti tradisce. Quella sensazione diventa una certezza! Ti chiedi se e dove hai sbagliato. In ogni caso, senti che non puoi più avere fiducia.

Il gioco della colpa
Quando si vive questa sofferenza, si entra in un gioco in cui c’è il passaggio di staffetta da te all’altra persona, da “è colpa mia” a “è colpa tua”, senza che mai avvenga una vera assunzione di responsabilità.
Qui c’è un altro grande fraintendimento: la responsabilità intesa come colpa. La colpa toglie potere e pone in uno stato di vittimismo e impotenza.
Quando invece ti assumi pienamente la responsabilità di te e della tua vita, recuperi potere e libertà.
Vivi la libertà di scegliere: scegliere di creare la tua realtà, così come l’hai creata finora, anche se inconsapevolmente.
Il punto di partenza è la sospensione del giudizio. Perché tutto questo gioco parte proprio da lì: da un costante e feroce giudizio su di te.
È come essere in un tribunale, in cui tu sei il giudice e l’imputato al tempo stesso. La sentenza determinerà se sei colpevole o innocente.
Quante volte hai sentenziato la tua condanna? Forse addirittura l’ergastolo. Non lo faresti con nessuno, eppure con te sì.
E cosa accade quando un imputato viene dichiarato colpevole? Viene punito!
Ecco cosa accade dentro di te.
Ma perchè ti punisci?
Perché credi di essere una cattiva persona. È questa la credenza di fondo, che sta così in fondo che spesso non si vede, ma condiziona gran parte della tua vita.
Allora ti sfoghi sui tuoi figli, sulla persona che vive al tuo fianco, sui tuoi genitori, colleghi, amici o sulla persona sconosciuta che, mentre guidi, ti taglia la strada o ti sorpassa in coda alla cassa.
La vera natura dell’autosabotaggio
Come si collega tutto questo con l’autosabotaggio?
La verità è che non esiste nessun autosabotaggio! Esistono meccanismi di sopravvivenza.
Se vuoi guadagnare tanto ma temi che, con la ricchezza, saresti considerata una brutta persona, non riuscirai a ottenere quell’obiettivo.
Se vuoi dimagrire, ma per te questo significa attirare attenzioni, che tu avverti come una minaccia, mollerai proprio quando ci stavi riuscendo.
Se credi che seguire le tue ambizioni equivalga a perdere le persone che ami, rinuncerai a te, per paura del distacco e della solitudine.
Questo è il punto di svolta: non hai mai voluto farti del male veramente. Anche se lo hai fatto, non era quella la tua reale intenzione di fondo. La tua vera intenzione era semplicemente quella di proteggerti!
Come cambia la prospettiva nei tuoi confronti, se la guardi così?
Ancora una volta, se non entri nel giudizio del giusto/sbagliato, bene/male, colpa/punizione, puoi vedere in realtà tanto amore nei tuoi confronti.
Che hai cercato, a modo tuo, come hai potuto, di salvarti la vita!

Autosabotaggio o amore: un cambio di prospettiva
Come cambia la tua prospettiva adesso?
Puoi darti il permesso di iniziare a cambiare lo sguardo su di te e iniziare a provare tenerezza e compassione, anziché odio e rancore.
Accogli quella parte di te, bambina, che stava solo cercando protezione e che ha semplicemente imparato un modo per sopravvivere a qualcosa che non sapeva gestire.
Di cosa hai paura, veramente? Questa è la domanda da porti, se vuoi smettere di limitarti semplicemente a giudicarti, senza comprendere cosa c’è davvero sotto la superficie.
Così puoi iniziare veramente a conoscere la verità, nelle tue profondità, e a coltivare un rapporto più sano, profondo e autentico con te.
Perchè la persona più importante della tua vita sei tu. Non ti faresti mai del male per il semplice gusto di farlo.
Questo è in realtà l’autosabotaggio: un tentativo di proteggerti da qualcosa che ti ha fatto veramente male. E se è così, come fai a dire che non ti vuoi bene?
Autosabotaggio o amore: imparare ad amarsi
Allora parti da qui. Non hai nessuna colpa. Ma ora semplicemente è arrivato il momento di prenderti la responsabilità della tua vita e di quella parte di te ferita che scappa, si nasconde, si protegge, dalla vita stessa.
Perché si sente in pericolo, perché teme di essere nuovamente ferita.
Non c’è giudizio in tutto questo. Anzi, la bella notizia è che, proprio come hai avuto il potere di sabotare, inconsapevolmente, i tuoi obiettivi, allo stesso modo ora hai il potere di realizzarli, consapevolmente!
Il primo obiettivo è prenderti cura di te. Veramente.
Puoi apprendere nuove modalità di stare con te. Puoi imparare a stare in connessione con gli altri senza perderti.
Puoi amarti, ascoltando e soddisfacendo i tuoi veri bisogni, senza aspettarti che lo faccia qualche altra persona al posto tuo.
Puoi essere protagonista della tua vita, senza aspettare che qualcuno lì fuori venga a salvarti.
Si tratta di coltivare quell’amore profondo, fatto di presenza, comprensione, ascolto e gratitudine, verso di te.
Di conseguenza, farai scelte diverse, più in linea con la tua essenza.
Non ci sarà più nessun autosabotaggio, perchè non ci sarà più nessun giudizio, perché non ci sarà più nessuna paura.
È un processo. Si tratta di passare da “atto di dolore” a patto d’amore, con te.

Conclusione
Se nessuno ti ha mai insegnato ad amarti, puoi impararlo ora. Se nessuno ti ha insegnato l’amore, semplicemente non poteva, non sapeva.
Non c’è nessuna colpa nemmeno in questo. Semplicemente la responsabilità e la possibilità di farlo ora per te.
E finalmente “Rinascere nell’Amore”.
Se senti che è difficile farlo in solitaria, puoi chiedere aiuto. C’è sempre qualcuno pronto a tenderti la mano. Ti basta solo afferrarla!
Non sei solo, non sei sola. Io ci sono.
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Possiamo parlarne insieme.



