Intervista Spiritual Coach RebirthinLove – Sonia Seco Montaño

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Se ti è capitato di vivere le giornate come se stessi sempre rincorrendo qualcosa, mentre dentro di te resta un vuoto silenzioso che chiede attenzione, “tornare a te” non è uno slogan. 

È un richiamo, spesso sottile, che diventa più forte quando senti distanza tra ciò che fai e ciò che sei. 

Nella testimonianza di Sonia, allieva del MYDA, Master Your Dharma Academy, emerge con chiarezza questa soglia: un bivio, una fase di cambiamento, la sensazione di non sapere dove andare, e insieme la certezza che una verità interiore esista. 

In quel momento, tornare a te significa riconoscere che la crescita non è aggiungere nuove cose, ma integrare. Integrare vita reale e verità interiore, senza strappi, con dolcezza e continuità.

Tornare a te quando senti la chiamata del Dharma

A volte la vita non ti spinge con un evento clamoroso, ma con una parola che risuona dentro e non ti lascia più. Sonia racconta di essere arrivata al percorso attraverso una “chiamata” che non sapeva spiegare, legata al Dharma. 

Dharma, in questa prospettiva, non è teoria lontana: è la direzione dell’anima, lo scopo di vita che chiede spazio. Accanto al Dharma c’è il Karma, che in sanscrito indica azione: ciò che fai, ciò che scegli, ciò che costruisci nel quotidiano. 

Tornare a te, allora, significa ascoltare quella chiamata senza pretendere di avere subito tutte le risposte. Significa riconoscere che la crescita spesso inizia così: con un’intuizione che ti fa sentire, finalmente, nel posto giusto. 

Non perché tutto sia facile, ma perché ciò che dici e ciò che senti vengono accolti, compresi, sostenuti. Quando ti senti visto, la tua parte più vera smette di difendersi e inizia a parlare.

Tra fare e sentire: la riconciliazione come crescita

Molte persone vivono una separazione profonda: da una parte il fare, il lavoro, la gestione della famiglia, le responsabilità; dall’altra un sentire che resta indietro, che aspetta, spera, sogna, e sembra non trovare posto. 

Nelle parole di Sonia questa separazione diventa il punto di svolta: la trasformazione più importante non è cambiare tutto, ma integrare. 

Lei è mamma, ha una vita piena, eppure descrive un processo leggero e dolce, che fluiva. 

Tornare a te non significa fuggire dalla vita reale per inseguire un ideale, ma portare la verità interiore dentro la realtà di ogni giorno. Quando inizi a farlo, anche i disagi cambiano ruolo: non sono solo problemi da eliminare, ma segnali che ti orientano, pezzi di un puzzle che chiedono di essere compresi. 

Crescita ed evoluzione diventano allora un cammino pratico: meno lotta contro ciò che accade, più capacità di ascoltare cosa ti sta chiedendo la vita.

L’evoluzione non è un evento: è un processo che si incastra

Quando sei sulla soglia di un cambiamento, spesso ti sembra di non avere uscita. È lì che nasce la paura: non ho tempo, non ho risorse, non so come fare, non so come incastrare tutto. 

Sonia racconta che proprio in quel punto è stato fondamentale stare nel programma, studiare, praticare, seguire indicazioni, anche senza vedere subito come si sarebbero risolti i “problemi”. 

Qui c’è un messaggio potente: l’evoluzione non chiede di conoscere la mappa completa, chiede fiducia nel prossimo passo. 

Tornare a te significa anche questo: restare presente mentre il processo lavora in profondità, finché il disagio inizia ad assottigliarsi e trova una direzione. Non è magia, è maturazione. 

Quando integri con continuità, il cambiamento smette di essere un salto nel vuoto e diventa un percorso in cui ogni tassello trova posto. 

E la cosa sorprendente, come dice Sonia, è che a un certo punto smetti di sentire certi pesi.

Libertà come conseguenza: scegliere senza zavorre

C’è una parola che torna spesso in questa testimonianza: libertà. Non libertà come idea astratta, ma come esperienza concreta di poter scegliere. Scegliere con chi lavorare, su cosa, quando, come, e con quali progetti. 

Sonia racconta una liberazione importante: la fiducia in se stessa e la fine del bisogno di seguire progetti di altri e le loro condizioni. Questa è una forma di Karma che cambia: l’azione non nasce più da obbligo o paura, ma da allineamento. 

Tornare a te significa recuperare la creatività, la possibilità di sperimentare le tue idee e la libertà di modulare la vita in funzione di ciò che cerchi dentro. 

È una libertà che non pretende di controllare tutto, ma che sa riconoscere ciò che è vero e ciò che non lo è più. Quando questa libertà cresce, cambia anche lo sguardo sulle relazioni. 

Persino una scelta del figlio, come tornare in Spagna per studiare, diventa occasione di guarigione e unione: non solo un fatto esterno, ma un movimento che risuona dentro e ricompone pezzi.

Un luogo che accoglie: quando ti senti capito, ti apri

Un passaggio centrale del racconto è la sensazione di essere stata capita. Sonia dice che non era facile parlare di ciò che sentiva, eppure lì ogni parola veniva accolta e compresa subito. 

Questo dettaglio è più importante di quanto sembri, perché molte persone non trovano nella cerchia familiare o sociale uno spazio sereno per aprirsi senza giudizio. 

Torna a te, allora, non è solo un atto individuale: è anche trovare contesti in cui la tua crescita sia sostenuta. La crescita personale non accade nel vuoto, accade in relazione. 

Accade quando incontri un linguaggio che sa nominare ciò che vivi, e persone che non minimizzano la tua esperienza. 

In quel clima, l’evoluzione diventa possibile anche per chi ha una vita piena, perché smette di essere un peso in più e diventa una forza che si incastra sottilmente nella quotidianità. 

E quando l’esperienza è coerente, come Sonia sottolinea, la fiducia cresce: “Come in aula, così fuori”.

Il messaggio finale: non aspettare, perché è possibile

Il messaggio che Sonia lascia è semplice e diretto: non aspettare. Se senti distanza tra vita, lavoro, fare, e una parte di te che resta indietro, sappi che oggi è possibile riconciliare le due dimensioni. 

Anche se non sai come. Anche se non vedi le condizioni. Anche se ti sembra che manchi tempo o che la tua realtà non lo permetta. 

Tornare a te significa scegliere di credere che la tua verità interiore meriti spazio, e che la crescita non sia un lusso per pochi, ma una possibilità concreta. Significa accettare che i sogni non si realizzano solo con la forza, ma con la fedeltà al passo successivo. 

Dharma e Karma, in questo senso, smettono di essere parole lontane: diventano direzione e azione, chiamata e risposta, ascolto e incarnazione. 

Quando inizi, scopri spesso che ciò che cercavi non era fuori: era un modo nuovo di abitare il tuo Sé.

Conclusione

Torna a te quando senti che stai vivendo “a metà”, nella scissione tra ciò che devi fare e ciò che vorresti essere. 

Torna a te quando la chiamata del Dharma si fa insistente, e ti chiede di ascoltare senza scappare. 

Torna a te quando la crescita e l’evoluzione sembrano difficili, perché è proprio lì che il processo può iniziare a lavorare con dolcezza. 

Se c’è un filo che unisce tutta questa testimonianza, è l’integrazione: riconciliare la tua vita mentre la vivi con la tua verità interiore. 

Se vuoi approfondire questo tema, guarda il video su YouTube che trovi qui. Se vuoi trasformare ciò che hai imparato in azioni concrete, scopri MYDA e i suoi percorsi e strumenti.

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