Intervista Spiritual Coach RebirthinLove – Gisella Guastella

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Nell’intervista a Gisella Guastella emerge la scoperta che la centratura e presenza non sono un lusso, ma una necessità, e che la pace interiore nasce quando torni a casa dentro di te.

Ti è mai successo di riempire le giornate di impegni, attività e responsabilità e di accorgerti solo dopo che stavi usando il fare per allontanarti da te? 

In molti percorsi di crescita personale, la svolta non arriva quando aggiungi un’altra cosa alla lista, ma quando impari a fermarti. 

La storia di Gisella racconta un cambio di prospettiva che tocca ogni ambito, dalle relazioni più intime al modo di vivere la distanza, fino alla capacità di lasciare andare schemi che non appartengono più. 

Centratura e presenza: smettere di fuggire e tornare a te

Gisella descrive una dinamica molto comune: fare mille cose, occuparsi di tanti ambiti, tenere tutto insieme, fino a scoprire che quell’iperattività aveva un significato più profondo.

Non era solo energia o curiosità. Era, in parte, una fuga da sé. Quando la vita è piena, puoi convincerti di stare bene solo perché non hai tempo di ascoltarti. 

Eppure, prima o poi, la distanza si fa sentire: la stanchezza diventa più sottile, la confusione cresce. Dentro nasce una domanda semplice: dove sono finita, dove sono finito.

È qui che la centratura e presenza diventano un confine sacro. Non perché ti separano dalla vita, ma perché ti permettono di viverla con più verità. 

Gisella racconta che fermarsi è stato fondamentale: concedersi tempo, andare dentro e riconoscere una luce interiore che c’era già. Solo che questa luce si era offuscata sotto credenze limitanti, paure antiche e schemi non funzionali. 

Il cambiamento, in quel momento, non è apparso come un’idea brillante. È diventato una scelta quotidiana: non correre via da sé, ma restare.

Luce interiore e valore personale: quando lasci andare

Un filo conduttore che Gisella riconosce in tutto il percorso è la luce. Non come concetto astratto, ma come qualità dell’esperienza. 

Quando ritrovi la luce interiore, cambia il modo in cui ti guardi e cambia anche il modo in cui riconosci il tuo valore personale. 

Questo aspetto è delicato, perché spesso il valore viene confuso con il fare: vali se ti rendi utile, se non disturbi, se ti prendi cura degli altri senza pesare. 

Gisella racconta di essersi accorta di un pattern profondo: rendersi invisibile per non creare problemi, prendersi cura senza chiedere spazio, restare in seconda fila per paura.

Il punto più interessante è che quel pattern era diventato identità. Era talmente integrato da non essere più percepito come limite. 

In questi casi, la crescita personale non consiste nel “migliorarti” un po’. Consiste nel lasciare andare una parte che non ti appartiene più. 

Lasciare andare, quando lo fai davvero, non è perdita: è liberazione. È anche la parte più matura dell’amore, perché l’amore non è attaccamento e non è sacrificio mascherato. 

L’amore consapevole è una centratura che ti permette di donare senza annullarti.

Quando il valore personale si riallinea, accade qualcosa di concreto: inizi a portare nel mondo ciò che sei in modo più leggero, chiaro e semplice. 

Non perché ti sforzi di cambiare, ma perché smetti di essere fedele a una maschera che un tempo ti ha protetto.

Riprogrammazione del passato: sguardo che cambia il presente

Tra gli strumenti che emergono con forza nell’intervista, c’è la Riprogrammazione del Passato. 

Gisella la descrive come la meditazione che le ha dato più emozione, perché le ha permesso di rileggere la propria infanzia con occhi nuovi. 

Qui il punto non è inseguire una ricostruzione perfetta dei ricordi, ma riconoscere quanto la memoria possa essere distorta, frammentata o caricata di interpretazioni. 

A volte porti dentro una convinzione per anni e quella convinzione decide per te, anche se non te ne accorgi.

Quando una persona cambia lo sguardo su un evento, cambia anche la reazione nel presente e la reazione, spesso, è ciò che determina la qualità della vita. 

Gisella racconta che, riportando luce dove era necessario, ha visto emergere una nuova versione di sé. Una versione più libera, meno guidata dalla paura, più capace di scegliere. 

Questo passaggio, per molti, è sorprendente: ti rendi conto che non serve cancellare il passato, serve trasformare il significato che gli hai dato.

Nella sua esperienza con i coachee, Gisella nota qualcosa di frequente: alcune situazioni, riviste con nuova consapevolezza, non appaiono più terribili come sembravano. 

La mente, a volte, amplifica e cristallizza. Quando quella cristallizzazione si scioglie, torna serenità. 

Questa serenità non resta teoria: si vede nelle scelte quotidiane, nei confini, nella voce, nel modo in cui ti presenti alla vita.

Realtà specchio e pace interiore

Gisella parla di una comprensione centrale: tutto ciò che arriva è giusto per te in quel momento, perché la realtà specchio ti mostra ciò che chiede ancora luce. 

Questa frase può essere fraintesa se resta solo mentale. Se diventa un dogma, rischia di suonare come rassegnazione. Ma quando è una comprensione profonda, produce l’effetto opposto: ti restituisce potere personale. 

Se la realtà è uno specchio, allora puoi smettere di sentirti vittima dell’esterno e iniziare a vedere dove puoi evolvere. Non con colpa, ma con responsabilità.

In questa prospettiva, la pace interiore non è assenza di problemi. È la capacità di non entrare subito in reazione. È lo spazio tra te e l’evento. È l’abilità di non identificarti con la paura, con la rabbia o con il giudizio. 

Qui la centratura e presenza tornano come parole chiave: senza presenza, lo specchio diventa minaccia, mentre con presenza, lo specchio diventa guida.

Un punto delicato che Gisella mette a fuoco è il passaggio dal sacrificio all’amore consapevole. 

Prendersi cura degli altri annullandosi sembra amore, ma spesso è attaccamento e dipendenza. 

Quando invece ti prendi cura di te e resti centrato, puoi amare con più autenticità. Non perché dai di meno, ma perché dai da uno spazio pulito.

Famiglia e relazioni, distanza che si trasforma in connessione

Il cambiamento, nella testimonianza di Gisella, si vede anche nelle relazioni più intime. In particolare nel rapporto con la figlia, che studia lontano. 

Qui emerge un messaggio importante: la distanza fisica non coincide necessariamente con la distanza emotiva. 

Quando la centratura e presenza diventano stabili, cambia la qualità della connessione. Non è più solo gestione della mancanza, ma diventa relazione più profonda, più animica, più luminosa.

Questo è un esempio concreto di pace interiore. Non significa non sentire più nostalgia, ma significa attraversarla senza paura. 

Significa lasciare andare ciò che stringe e trattenere ciò che unisce davvero. Spesso, proprio quando lasci andare, ti ritrovi. Perché l’amore consapevole non possiede, ma accompagna.  

Quando accompagni, crei spazio per una relazione più adulta, più vera, più serena.

Conclusione

La storia di Gisella mostra che centratura e presenza non sono un concetto spirituale astratto, ma una scelta che cambia la quotidianità. 

Quando smetti di fuggire e inizi a stare, la luce interiore torna visibile. Quando riconosci il tuo valore personale, lasci andare schemi che ti rendevano invisibile. 

Quando trasformi il modo in cui guardi il passato, cambia la tua reazione nel presente. Quando comprendi la realtà specchio, la pace interiore diventa possibile anche dentro le sfide, perché non ti senti più succube degli eventi.
Ora, se vuoi trasformare ciò che hai imparato in azioni concrete, scopri RebirthinLove e i suoi percorsi e strumenti qui.

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