Ti è mai capitato di sentirti in confusione, con la sensazione di non trovare un centro? Come se stessi girando in tondo, pur continuando a fare e rifare le stesse cose? In quei periodi, ciò che pesa di più non è solo il problema esterno.
Nella testimonianza di Beatrice, Spiritual Coach RebirthinLove, il punto di svolta nasce proprio da qui: il bisogno di ritrovare centratura, senso e strumenti concreti, che non restino solo a livello mentale.
Incontra l’Academy dal vivo, sente un richiamo crescente e, con i suoi tempi, compie il passo.
Ciò che racconta non è una promessa irreale, ma un cambiamento vissuto: smettere di scappare, imparare a restare, lasciare andare ciò che non appartiene più e tornare a percepire la luce come filo conduttore della propria vita.

Dal bisogno di trovare un centro alla scelta di un percorso
Beatrice racconta di aver incontrato RebirthinLove, dal vivo al Mantra Festival, a Bologna, e di aver iniziato da lì a partecipare a eventi e incontri.
Il dettaglio importante è il suo ritmo: non una decisione impulsiva, ma una scelta maturata. Aveva altri progetti in corso, li ha conclusi e poi ha seguito il richiamo.
Questa modalità è più comune di quanto si creda: il cambiamento non sempre arriva con un taglio netto, spesso arriva quando la vita ti concede lo spazio per ascoltarti.
La motivazione profonda è semplice e potente: trovare un centro. Beatrice parla di confusione, di circolo continuo, di un bisogno di comprendere cosa stesse vivendo.
Sottolinea un punto decisivo: cercava strumenti pratici, non teoria. Quando inizia ad ascoltare e a fare esperienza, sente che alcune parole risuonano come una verità che non può mettere in dubbio.
Qui nasce la trasformazione autentica: quando smetti di cercare una spiegazione che ti tranquillizzi e inizi a vivere qualcosa che ti cambia.
Poi arriva un passaggio naturale, che in tante storie si ripete: prima il lavoro su di te, necessario e non negoziabile, poi il desiderio di condividere con gli altri ciò che ti sta aiutando davvero.
Presenza e realtà specchio: la responsabilità che libera
Uno dei cambiamenti più evidenti che Beatrice descrive riguarda il modo in cui guarda gli eventi.
Non è solo un miglioramento dell’umore, è un cambio di paradigma: ciò che vivi fuori è lo specchio di ciò che vivi dentro.
Questa idea, se resta nella mente, può suonare dura, ma quando diventa esperienza, produce l’effetto opposto: ti restituisce libertà.
Beatrice parla di responsabilità, non come colpa, ma come consapevolezza: alla base ci sei tu.
Questa frase non significa che tutto dipende solo da te in modo assoluto, né che tu debba controllare la vita. Significa che la qualità con cui incontri la vita dipende anche da come stai dentro di te. Quando inizi a vederlo, smetti di reagire sempre allo stesso modo.
L’esempio della maternità è chiaro: capita di arrivare al culmine e arrabbiarsi, soprattutto quando avverti stanchezza e hai tante cose da gestire.
Ma la consapevolezza cambia la domanda: non più chi mi sta facendo arrabbiare, ma cosa sta accadendo dentro di me.
Da lì nasce la trasformazione, perché non cerchi di aggiustare l’esterno con la forza; cerchi di trasmutare dentro, così che fuori cambi il modo in cui vivi la stessa situazione.

Trovare un centro: quando i vortici discendenti perdono potere
Beatrice sottolinea un concetto chiave: prima riconosci l’emozione, poi la trasformi senza scaricarla fuori.
Qui si vede la maturità di una pratica: non negare, ma riuscire a elevare vibrazionalmente ciò che provi.
La Scala di Guida Emotiva diventa un modo per nominare lo stato interno e il solo nominarlo crea già spazio.
Poi arriva uno strumento come il Rilascio MCE, che Beatrice descrive come una trasmutazione potente, usata anche quando emerge un malessere fisico.
Non per promettere guarigioni, ma per ricordare che corpo ed emozioni dialogano in modo continuo e che spesso la regolazione interiore cambia la qualità della percezione.
Il cuore di questo passaggio è semplice: l’energia può scendere, ma tu puoi svincolarti dal seguirla fino in fondo.
Quando pratichi, impari a mettere un limite al crollo e a riportare la frequenza verso uno stato più coerente.
Per la mente può sembrare magia, ma nella tua esperienza diventa meccanismo: riconosci, trasformi, ritorni al centro.
Sciogliere blocchi, liberare il presente
Beatrice racconta che gli strumenti più utilizzati da lei sono stati la Regressione alle Vite Passate e la Riprogrammazione del Passato.
Il motivo è pratico: ci sono ferite e schemi che continuano a ripresentarsi. Quando li sciogli, il presente diventa più libero, perché non sei più nel vincolo di reagire con lo stesso copione.
Parla di reset, non nel senso di cancellare la storia, ma nel senso di togliere lo schema che lega.
Quando una convinzione profonda perde presa, cambia la tua capacità di scelta. Questa libertà si riflette nel quotidiano: nel modo in cui gestisci i figli, nel modo in cui comunichi, nel modo in cui affronti le sfide.
Beatrice nota anche che, lavorando con i coachee, alcune esperienze possono essere forti sul momento.
È un aspetto importante da dire con onestà: l’intensità non è sempre comoda, perché tocca zone profonde. Tuttavia, lei riconosce anche il senso del dopo: la maggiore leggerezza che arriva quando qualcosa si è sciolto davvero.
Sottolinea un punto che distingue il metodo: la lettura akashica non come predizione, ma come lavoro concreto e strutturato, orientato a spostare la persona dal disagio verso la chiarezza e l’armonia.

Incontro con le guide: sicurezza, presenza e una nuova fiducia
Il passaggio più intimo della testimonianza di Beatrice riguarda l’incontro con le guide.
Dice di aver sempre sentito una connessione con qualcosa che supporta, ma che questa esperienza è stata un coronamento.
Non come credenza imposta, ma come percezione personale: una presenza che dà sicurezza nei momenti difficili, anche in pochi secondi di centratura.
È interessante come descrive l’evoluzione della percezione: una guida giovane, poi una presenza di luce, poi un cerchio di guide percepite anche in modo cinestetico.
Al di là delle immagini, il punto è l’effetto: quando apri gli occhi non sei più la stessa persona.
Rimane una certezza interna, non perché la vita diventi priva di ostacoli, ma perché senti un sostegno in un modo nuovo e questo cambia la tua postura verso la realtà.
Conclusione
La storia di Beatrice mostra che Akasha Awareness non è una teoria da imparare, ma un cammino di presenza che si integra nella vita.
La trasformazione avviene quando smetti di reagire fuori e inizi a trasformare dentro, quando riconosci la realtà specchio senza giudicarti, quando impari a contenere i vortici discendenti e a trovare il centro.
Gli strumenti diventano efficaci perché non restano nel concetto: si incarnano nella quotidianità, nelle relazioni e nella responsabilità con cui ti prendi cura di te.Se vuoi trasformare ciò che hai imparato in azioni concrete, scopri RebirthinLove e i suoi percorsi e strumenti qui.



